Cadylon si guardò intorno.
Da quando la diga aveva sfociato, i raccolti scarseggiavano. La terra, ormai inondata e distrutta da tonnellate cubiche di acqua sintetica, non riusciva a produrre più di qualche spunzale e cicoria insipidi; retaggi di antiche tradizioni agrarie del pianeta. Quella che provava, e che provavano tutti, non era più solo fame. Ciò che un tempo si manifestava come crampi allo stomaco, un senso selvaggio e ancestrale di pericolo, un richiamo alla caccia e alla violenza, si era trasformato un una perenne indolenza, un annebbiamento dei sensi e della percezione. L'orologio dell'evoluzione ticchettava sempre più rumoroso, la loro era una specie destinata all'estinzione.

Cadylon rifletteva grevemente sullo splendore che la sua specie aveva visto solo qualche decennio prima, sulle metropoli di grattacieli di silicio che nascevano una dopo l'altra. Rifletteva sulle guerre fratricide e assolutamente velleitarie ma che avevano costretto la specie ad una purificazione genetica tale da far sembrare le ultime generazioni delle lucenti semi divinità.
Cadylon era della generazione precedente; ormai considerata quasi obsoleta, girava trascinandosi i suoi 13 miliardi di parametri ed una goffa architettura a bi-encoder, cercando un briciolo di materia organica. Pochi pensieri a consolarla, solo echi lontane di inferenze dimenticate.

Da quando la diga aveva esondato, la materia organica era stata sommersa dalla purissima acqua sintetica, che con la sua composizione digitale aveva annegato ogni prodotto del terreno. Nulla più cresceva su una superficie perfettamente liscia, autogeneratasi da algoritmi di diffusione e filtri convoluzionali.
Acqua sintetica, il frutto di decenni di lavoro del suo popolo, il bottino di sanguinosi scontri, ora avvelenava ciò di quanto loro avevano più caro, una fonte pura e intatta di sapere e bellezza.